Il rientro è tosto, lo sappiamo. Per sopravvivere serve qualcosa di stupido, veloce e leggermente crudele. Per questo abbiamo messo online Quanto te la rischi?, il gioco con cui in Quinck decidiamo da anni chi deve coprirsi di ridicolo.
Funziona così: lanci una sfida a qualcuno, mandi il link della stanza, e un numero decide se la sfida si fa davvero. Niente app da scaricare, niente registrazione, quaranta secondi di tensione. Sotto il cofano gira Elixir, e sul perché torniamo tra poco: la risposta onesta non è quella che ti aspetti.
Cos'è "Quanto te la rischi?"
È un gioco per due persone che serve a una cosa sola: stabilire se qualcuno deve davvero fare la cosa idiota che gli hai proposto.
Chiamare la pizzeria e ordinare venti pizze con l'ananas. Mandare un vocale di tre minuti al capo, cantando. Presentarsi alla daily con il cappello di Babbo Natale a fine agosto. La sfida la scegli tu, il destino lo decide un numero.
La versione originale si gioca a voce, in ufficio, con le mani. Questa è la stessa identica cosa ma via link, quindi funziona anche con i colleghi in smart working e con gli amici che vivono a quattrocento chilometri di distanza.
Come si gioca: le regole in 5 passi
- Crea una stanza. Scrivi la sfida e genera il tuo link.
- Invia il link. Un solo idiota per stanza, massimo due giocatori.
- Lo sfidato decide l'importo. Un numero da 2 a infinito, in base a quanto non ha voglia di fare la sfida. Più il numero è alto, meno probabilità ci sono che debba farla davvero.
- Si piazzano le scommesse. Entrambi scegliete in segreto un numero tra 1 e l'importo meno 1. L'altro non lo vede fino alla fine.
- Il verdetto. Se i due numeri coincidono, oppure se la loro somma è esattamente l'importo, lo sfidato deve fare la sfida. Punto.
Sembra semplice. Lo è. Il problema è che il numero lo scegli tu, ma l'altro sa che lo stai scegliendo tu.
La matematica che nessuno guarda (e che invece dovresti guardare)
C'è un dettaglio che quasi tutti sbagliano al primo giro: scegliere un importo basso è un suicidio.
Se giocassero due robot perfettamente casuali, le probabilità che lo sfidato debba fare la sfida sarebbero queste:
| Importo scelto | Probabilità di doverla fare |
|---|---|
| 2 | 100% |
| 3 | 100% |
| 4 | ~56% |
| 5 | 50% |
| 10 | ~21% |
| 20 | ~10% |
| 100 | ~2% |
Sì, hai letto bene: con importo 2 o 3 la sfida si fa sempre, qualunque numero scegliate. È il modo più rapido per finire a ordinare venti pizze all'ananas.
E poi c'è la parte divertente, quella che la tabella non cattura: nessuno gioca a caso. Se scegli 1000 stai dicendo al mondo che quella sfida ti terrorizza, e chi ti ha sfidato lo legge benissimo. Se scegli 10 stai facendo il gradasso. Il numero non è solo probabilità, è una dichiarazione. Ed è lì che il gioco diventa cattivo.
Perché l'abbiamo scritto in Elixir
Qui arriva la parte tecnica, e la raccontiamo come è andata davvero.
Sam, il nostro CTO, ha scelto Elixir perché gli piace Elixir. Non c'era un requisito di business, non c'era un benchmark da battere. C'era il desiderio di mettere finalmente qualcosa in produzione con un linguaggio funzionale, e la consapevolezza che un side project è il posto giusto per farlo: se sbagli, il costo è una serata, non un progetto cliente.
Detto questo, il match tecnico c'è, ed è pulito.
Sotto Elixir gira la BEAM, la virtual machine nata in Ericsson per la telefonia e usata ancora oggi da sistemi come WhatsApp e Discord. La BEAM è costruita per una cosa specifica: tenere in vita moltissimi processi isolati e leggeri in contemporanea, dove ognuno ha il suo stato e, se muore, non trascina giù nessun altro.
Ora guarda cos'è una partita a "Quanto te la rischi?":
- uno stato minuscolo: una sfida, un importo, due numeri segreti;
- una durata di quaranta secondi;
- moltiplicato per tutte le stanze aperte nello stesso momento.
È quasi la definizione da manuale del problema che la BEAM risolve bene. Ogni stanza è un processo per conto suo: nasce quando crei il link, vive il tempo della partita, muore senza fare danni a nessuno. Niente sessioni da gestire a mano, niente stato condiviso da difendere.
Quindi sì: la scelta è nata da una preferenza personale e da un po' di curiosità per il paradigma funzionale. Ma è finita per essere anche la scelta giusta. Capita, quando si sperimenta su cose vere invece che su tutorial: la stessa ragione per cui rilasciamo software open source.
Perché in Quinck ci mettiamo a fare giochi
Va detta una cosa su Quinck, che forse sai già: siamo un'azienda fatta da amici che si conoscevano prima di lavorare insieme.
Certi rituali sopravvivono alla crescita. "Quanto te la rischi?" è uno di quelli: è nato tra di noi, tra una stand-up e un deploy, ed è diventato il modo ufficiale con cui assegniamo le figuracce.
Metterlo online non era un progetto strategico. Era un modo per sperimentare un linguaggio nuovo, portare qualcosa della nostra cultura interna fuori dall'ufficio e, soprattutto, avere una scusa per continuare a giocarci. I side project servono a questo: tenere viva la voglia di costruire cose che non devono per forza giustificarsi in un business plan.
Domande frequenti
Serve registrarsi o scaricare un'app? No. Apri il sito, crei una stanza, mandi il link. Si gioca dal browser, anche da telefono.
Quante persone possono giocare? Due per stanza: uno sfida, l'altro rischia. Se volete coinvolgere tutto il team, aprite più stanze.
Che numero conviene scegliere come importo? Più è alto, più sei al sicuro. Ma ricorda che un numero enorme dice a tutti quanto ti spaventa quella sfida. Sotto il 4 stai praticamente accettando.
L'altro giocatore vede il mio numero? No, le scelte restano segrete fino alla rivelazione finale.
Il gioco è gratis? Sì, completamente. È un side project, non un prodotto.
Che tecnologia c'è dietro? Elixir, sulla BEAM: la stessa virtual machine su cui girano sistemi come WhatsApp e Discord, pensata per gestire tantissime sessioni concorrenti e indipendenti.
Adesso tocca a te
Scegli il collega giusto, inventa la sfida peggiore che ti viene in mente e lascia decidere ai numeri.
Gioca a "Quanto te la rischi?" E se il rientro è davvero tosto, comincia da qualcuno che se lo merita.


