Quasi ogni azienda che valuta una software house fa la stessa cosa: guarda il portfolio, legge qualche case study, chiede un preventivo.
È il modo più efficiente per scegliere il fornitore sbagliato.
Il portfolio dice cosa hanno costruito con i clienti bravi, nei progetti andati bene. Non dice niente su come si comportano quando il budget scricchiola, quando una scadenza salta o quando — tra due anni — hai bisogno di cambiare fornitore. Quello lo scopri dopo. Di solito quando fa male.
Ecco le domande giuste da fare. E cosa dovresti aspettarti di sentire.
1. Con chi parlo quando c'è un problema?
Sembra banale. Non lo è.
In molte software house la risposta implicita è: con un account manager, che passa la cosa al team, che risponde entro 48 ore via ticket. Nel frattempo il tuo progetto è fermo.
La risposta che vuoi sentire è diversa: parli direttamente con chi lavora sul codice. Niente passaggi intermedi, niente verticalità da rispettare. Se c'è un dubbio tecnico o un imprevisto sul budget, si smarca in ore, non in giorni.
Quinck lavora così: chi sviluppa dialoga direttamente con il cliente. È una scelta strutturale, non una promessa commerciale.
2. Cosa succede se tra tre anni cambio fornitore?
Questa domanda mette a disagio molte software house. Per una ragione precisa: il loro modello di business si regge sul fatto che cambiare sia difficile.
Stack proprietari, codice non documentato, scelte tecnologiche oscure: sono spesso il modo in cui un fornitore si rende irremplazabile. Non per merito, per dipendenza.
Quello che dovresti sentire: uso tecnologie ad ampia adozione, documentate, con mercato vivo. Se domani vuoi cambiare, puoi. Il codice è leggibile, i requisiti sono scritti con rigore, un altro team può prenderlo in mano.
Quinck mette nero su bianco a inizio progetto quali tecnologie usa e perché. L'obiettivo dichiarato è che il progetto sopravviva al rapporto con noi.
3. Avete accesso alla finanza agevolata?
La maggior parte dei CEO non lo chiede. ma dovrebbe proprio farlo.
In Italia esistono strumenti, come credito d'imposta R&S, bandi regionali, incentivi per l'innovazione, che possono abbattere una parte significativa del costo di sviluppo software. Il problema è che accederci richiede tempo, competenze e burocrazia. La maggior parte delle software house non ci pensa, o lo delega a un consulente esterno a pagamento.
Quinck gestisce internamente la parte di finanza agevolata per i propri clienti, senza costi aggiuntivi. Non è un servizio accessorio: è parte del ragionamento sul budget.
4. Quanto ci vuole a vedere qualcosa di funzionante?
Un progetto software che rimane su carta per mesi è un progetto ad alto rischio. Non perché il team sia lento: perché nessuno può validare qualcosa che non esiste ancora.
La risposta giusta non è "dipende dalla complessità". È: abbiamo un workflow per prototipare veloce. Una POC funzionante in tempi brevi permette di testare le ipotesi, trovare i problemi prima che costino cari, e decidere con dati invece che con ottimismo.
Quinck ha sviluppato negli ultimi mesi un approccio strutturato alla prototipazione rapida con strumenti AI. Non per fare bella figura: per ridurre il rischio di costruire la cosa sbagliata.
5. Cosa non sapete fare?
È la domanda che nessuno fa e che distingue un fornitore serio da uno che ti dice sì a tutto.
Un partner affidabile conosce i propri limiti. Li dichiara prima, non dopo. Se il tuo progetto richiede competenze fuori dal loro scope, te lo dice e magari ti indirizza verso chi può aiutarti davvero.
Diffida di chi non ha mai una risposta negativa. Un "non siamo il partner giusto per questo" è il segnale più forte di solidità che puoi ricevere.
Noi queste domande le facciamo fare anche a noi stessi, prima di iniziare un progetto.
Se le risposte non convincono, meglio saperlo subito, costa meno a tutti.